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L’impatto del COVID-19 sul mercato della vendita al dettaglio in Italia

Aprile 21st, 2020 | Mintel |

La decisione di chiudere tutti i negozi, tranne quelli ritenuti essenziali, avrà un impatto significativo sull’economia italiana per un periodo di tempo ancora da definire. Il risultato sarà un netto cambiamento del modo in cui gli italiani fanno la spesa a partire da una crescita evidente degli acquisti online. Per tutti quei rivenditori che hanno dovuto chiudere i negozi, l’e-commerce rappresenta forse l’unica speranza per continuare a vendere. L’attuazione di queste misure restrittive spingerà finalmente gli italiani ad essere più aperti e disposti alla spesa online.

Cosa abbiamo visto

A partire da Giovedì 12 Marzo, è stato ordinato di chiudere tutti i punti vendita ritenuti non essenziali in Italia. Questo decisione rimarrà in vigore fino ad aprile, e al momento non è ancora chiaro se queste misure saranno estese o meno, tutto dipende da come l’Italia sarà in grado di affrontare la questione del COVID-19 e di tenerla sotto controllo.

Gli unici esercizi commerciali a cui è consentito rimanere aperti sono ipermercati, supermercati, discount alimentari, minimarket, negozi di alimentari surgelati e farmacie.

Altri tipi di negozi che possono rimanere aperti sono negozi di computer e telecomunicazioni, negozi di animali, edicole e tabaccherie.

Un altro elemento chiave è che la vendita online, gli acquisti in TV e gli ordini postali sono autorizzati a continuare.

Impatto sul retail della pandemia da COVID-19

In Cina, dove è stato segnalato il maggior numero di casi di contagio da coronavirus, abbiamo rilevato una serie di cambiamenti nelle abitudini di acquisto a seguito delle misure di isolamento introdotte dalle autorità. Prevediamo che molti di questi saranno replicati in altri mercati interessati dal virus, inclusa l’Italia.

Il principale cambiamento vede l’acquisto online diventare la norma. L’ubiquità della presenza di WeChat in Cina, che incorpora funzioni di messaggistica, social media e pagamento, ha facilitato questo passaggio. Come conseguenza, commercianti e negozi locali hanno utilizzato sempre più la famosa app per promuovere gli acquisti sia individuali che di gruppo.

L’acquisto di grossi quantitativi ha sostituito l’abitudine di spesa quotidiana. In paesi come Cina e Italia, lo shopping giornaliero nei negozi o nei mercati è ancora piuttosto diffuso, ma ciò non è stato possibile durante l’epidemia. Al contrario, i consumatori hanno optato per l’acquisto di grandi quantità di beni con minore frequenza, con i consumatori molto più propensi ad acquistare in anticipo per l’intera settimana, piuttosto che solo per un giorno o due.

Sebbene non abbia un impatto positivo sull’ambiente a lungo termine, abbiamo assistito in Cina all’introduzione temporanea di alimenti freschi confezionati singolarmente, al fine di rassicurare i clienti che gli articoli che stavano acquistando non erano contaminati. Sempre in tema di rassicurazione dei clienti, abbiamo visto numerosi esempi di aziende in Cina che registrano e rendono pubbliche informazioni quali la temperatura corporea del personale addetto alle consegne. Oltretutto abbiamo già osservato esempi in Europa quali Deliveroo nel Regno Unito o Glovo in Spagna e Italia, i quali hanno promosso consegne senza contatto, eliminando la necessità di qualsiasi tipo di firma della ricevuta.

Allo stesso modo, per evitare il contatto con i corrieri, in Cina le consegne dello shopping online venivano lasciate all’ingresso principale dei blocchi residenziali, mentre in alcune aree sono stati istituiti anche punti di raccolta in modo che i clienti potessero uscire e ritirare la merce mantenendo la distanza.

E-commerce in Italia prima del COVID-19

In un’analisi Mintel pubblicata a luglio 2019, avevamo identificato Amazon come il più grande rivenditore online in Italia. Stimiamo che nel 2019 l’azienda abbia fatturato complessivamente (comprese le vendite di mercato di terzi) 913 milioni di dollari, di cui il 46% (del valore di 420 milioni di dollari) solo nella categorie elettronica. L’azienda promuove in Italia anche il suo servizio Prime Now, offrendo consegne in giornata, in diverse grandi città italiane.

Nel settore alimentare, il marchio più attivo e longevo è invece il quarto in classifica, Esselunga. Il servizio dell’azienda raggiunge oltre 1.500 comuni in 36 province e sei regioni, offrendo un assortimento di circa 15.000 articoli. Tuttavia, a causa del COVID-19, nelle ultime settimane è stato sopraffatto dalla domanda e coloro che hanno provato a fare la spesa online, hanno dovuto accettare un’attesa di due settimane per la consegna dei generi alimentari.

Cosa significa

Le ultime settimane stanno obbligando i retailers italiani a diventare più creativi nel modo in cui comunicano e vendono ai consumatori.
Nel breve termine, ove possibile, dovranno immediatamente incrementare le attività online per compensare il fatto che i consumatori non possono recarsi fisicamente nei punti vendita, mentre nel lungo termine potrebbe essere necessaria una riorganizzazione del personale addetto alla vendita nei negozi, cosí da redistribuire le risorse nei centri di spedizione e logistica per supportare gli e-commerce.
Inoltre, si potrebbe creare l’opportunità di entrare in partnership con le società dedicate alle consegne a domicilio: in questo modo si estenderebbe l’orario di consegna nelle ore serali e si migliorerebbe la capacità di consegne diurne e di conseguenza migliorerebbe anche il servizio postale pubblico.
Infine, devono reinventarsi anche le botteghe di quartiere, magari offrendo consegne gratuite quando si effettuano acquisti ‘di gruppo’ e migliorare così la relazione con i propri acquirenti locali.